photo by Kimzy Nanney
22 aziende pharma coinvolte. Tra le quali Teva, Allergan, Endo International, Insys Therapeutics, Mallinckrodt.
Un conto di 100 miliardi di dollari – secondo una stima prudenziale di Berenberg Capital Markets – alle Big Pharma per la “crisi degli oppiodi”. Altri analisti si spingono, nella peggiore delle ipotesi, ad una stima di circa 150 miliardi di dollari. Somma che comprende le sanzioni potenziali per le duemila cause avviate da 45 stati e migliaia di municipalità contro l’epidemia negli USA. Un’epidemia, a parere dei procuratori, causata dalle pratiche di marketing aggressivo messe in campo dalle aziende farmaceutiche, che negli ultimi anni hanno spinto i medici a prescrivere, anche quando non ce ve ne era realmente bisogno, farmaci a base di oppioidi. Che, come sappiamo, oltre ad alleviare il dolore creano dipendenza, alla stregua degli stupefacenti venduti per strada come eroina e cocaina. Fino – nel peggiore dei casi – a causare la morte.
L’epidemia degli oppiodi secondo i dati del governo, avrebbe causato la morte di migliaia di persone (circa 400mila) negli ultimi vent’anni. Il 30% delle morti è stata collegata all’abuso dei farmaci a base di oppiodi. La restante percentuale dipende dal Fentanyl, pasticche da sballo prodotte da piccoli laboratori illegali che hanno letteralmente invaso gli Stati Uniti.
Il costo della “crisi degli oppiodi” per l’economia americana è di 78,5 miliardi l’anno, considerando fattori quali il peso sul sistema sanitario, i costi sociali, la perdità di produttività e i costi per i processi giudiziari. Il calcolo viene dall’Agenzia federale per il controllo e la prevenzione delle malattie (Cdc) che definisce l’abuso di farmaci a base di oppiodi come la nuova eroina. Anche perchè, insieme ai numeri spaventosi delle vittime, si devono considerare almeno 2 milioni di americani che risultano comunque dipendenti da questi medicinali.
Le aziende farmaceutiche hanno dunque appena cominciato a pagare un conto che rischia di essere molto più pesante. Johnson & Johnson è stata recentemente condannata da un tribunale dell’Oklahoma con una sanzione di 572 milioni. Il procuratore chiedeva 17 miliardi di danni per risarcire lo stato e i familiari delle vittime. E la sentenza, a prescindere dall’ammenda, è fondamentale per le altre che verranno emanate nei duemila procedimenti già avviati, coinvolgendo 22 aziende produttrici e distributrici americane di farmaci a base di oppiodi.
Tra le 22 aziende farmaceutiche coinvolte ci sono Mallinckrodt, Teva Pharmaceutical, Endo International, Allergan e Insys Therapeutics. Il fondatore di Insys è stato condannato con l’accusa di avere pagato tangenti ai medici per aumentare le vendite di oppiodi e la società è stata multata con 225 milioni di dollari. Accanto a loro le tre principali società di distribuzione del farmaco negli Usa: Cardinal Health, AmerisourceBergen e McKesson Corp. Tutte le aziende coinvolte, come è stato per Pursue Pharma, cercano la strada del patteggiamento accollandosi piani di risarcimento miliardari. L’obiettivo è ovviamente evitare i processi e la scia di lunghi contenziosi con rischio di danni molto superiori. Il prossimo processo dopo quello di J&J comincerà in Ohio a ottobre contro tutti i 22 produttori.
