photo by Anna Tarazevich
Che fine ha fatto il vaccino italiano di Reithera? Sono in molti a chiederselo. A rispondere a questa domanda è Virginia Ammendola, direttore Quality Assurance di ReiThera, in un’intervista fatta al Corriere della Sera.
«Nella sperimentazione clinica del vaccino — spiega — si sono concluse la fase 1 e 2: nella prima è stato dimostrato su 90 volontari che il siero è sicuro e non dà effetti collaterali». «Mentre la seconda ha permesso di vederne anche l’efficacia nell’indurre risposta immunitaria su 900 persone — prosegue —. Efficacia che è al 93% dopo la prima dose e al 99 dopo la seconda. Adesso è tutto pronto per la fase 3, quella cioé in cui verrà fatta la comparazione con un vaccino già approvato su migliaia di pazienti. Ma siamo in attesa di ricevere i fondi».
«Il vaccino ReiThera si basa su una tecnologia simile ad AstraZeneca e Johnson&Johnson è vero. Ma con una differenza. AstraZeneca è da scimpanzè, J&J è di origine umana, mentre ReiThera è da gorilla. In Europa si sta andando avanti con i vaccini a mRna, ma pensiamo ci sia ancora spazio per quelli a vettore adenovirale. Ci sono ancora tanti paesi in cui la vaccinazione è molto indietro quando addirittura non ancora cominciata. Questa tipologia ha costi più bassi e può arrivare a coprire popolazioni non immunizzate» aggiunge.
«È importante sviluppare un vaccino contro le varianti. In questo momento sta dilagando la Omicron che parte proprio da un Paese sottosviluppato e che ha un tasso di vaccinazione molto basso. ReiThera vuole contribuire allo studio della variante e vuole anche che ci si proietti verso vaccinazioni disponibili per tutti i continenti: e questo è proprio la finalità che spinge anche la fondazione Bill & Melinda Gates», ha concluso Ammendola.
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L’azienda e i vaccini genetici
Durante il lavoro di ricerca in Okairos, azienda fondata dal Prof. Riccardo Cortese, il management e il team scientifico di ReiThera hanno sviluppato con successo vaccini genetici contro le principali malattie infettive, tra cui l’Epatite C, la Malaria, l’HIV, il Virus Respiratorio Sinciziale e l’Ebola, utilizzando una piattaforma altamente innovativa basata su adenovirus derivati da primati: scimpanzè e bonobo (ChAd).
A differenza degli adenovirus umani, che sono rapidamente inattivati dal nostro sistema immunitario – siamo stati tutti esposti al comune raffreddore – gli adenovirus di scimpanzé non sono riconosciuti dal nostro sistema immunitario e quindi innescano una forte risposta immunitaria da parte dei linfociti T e B.
In pratica gli adenovirus si comportano come un “cavallo di Troia” inducendo il nostro organismo a reagire contro le proteine specifiche per gli agenti patogeni espresse dai geni che il vettore virale trasporta nel paziente. Questo approccio vaccinale ha dimostrato potenza ed efficacia sia in modelli animali rilevanti che nell’uomo, durante gli studi clinici.
fonte: Reithera
