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Oggi l’industria farmaceutica italiana può vantare un ruolo di leadership in Europa grazie a un valore della produzione pari a 32,2 miliardi di euro accompagnato ad una crescita dell’export costante (+117% in 10 anni). Il nostro Paese si posiziona nella top 10 degli esportatori a livello internazionale e detiene anche il primato europeo nella produzione farmaceutica per conto terzi, la cd Cdmo (Contract Development and Manufacturing Organization).
Secondo i dati Farmindustria, nel 2018 l’industria farmaceutica in Italia ha investito circa tre miliardi di euro, di cui 1,65 miliardi di euro in ricerca e sviluppo e 1,35 in produzione. Ha inoltre creato un valore aggiunto totale di 17,5 miliardi di euro, con una forza lavoro costituita per il 90% da persone con laurea o Phd, giovani (negli ultimi tre anni l’81% dei nuovi assunti è under 35) e con una importante presenza femminile (circa il 42%). A ciò si unisce l’attenzione per l’ambiente, che pone la nostra industria al vertice per sostenibilità nel comparto manifatturiero: si pensi che negli ultimi 10 anni si è registrato il -54% di consumi energetici e -74% di emissioni gas. E che oltre la metà dei rifiuti è stata destinata a riciclo.
Tale leadership può essere tuttavia minata da alcuni fenomeni emergenti a livello globale. Lo sviluppo di nuovi cluster industriali nell’ambito delle Life Sciences (paesi del sud est asiatico, Cina e India in particolare, ma anche l’avanzata degli USA) in primis; ma anche la rivoluzione scientifico-tecnologica del biotech e nell’area digitale; gli ecosistemi e gli ambienti di ricerca e innovazione sempre più competitivi a livello globale.
Per questo, lo studio Pharma Manufacturing 2030, realizzato da The European House – Ambrosetti insieme a Sanofi, Dompé e Altran presentato oggi in Senato, si pone come obiettivo quello di indicare le priorità per il mantenimento di questa nostra leadership di settore nel medio-lungo periodo.
Sono stati individuati in particolare tre obiettivi, sottolineati poi anche in note ufficiali da Sergio Dompé, presidente e CEO dell’omonimo gruppo, e da Hubert De Ruty, presidente e AD di Sanofi Italia. Il primo obiettivo per l’Italia è quello di diventare un centro di ricerca e sviluppo d’eccellenza per le biotecnologie e le terapie avanzate. Il secondo è riuscire a creare un hub industriale farmaceutico 4.0. Il terzo mira a sviluppare un ecosistema di servizi integrati centrati sul paziente. Le aree prioritarie di interventi devono dunque riguardare, ribadisce anche il CEO di Altran, Marcel Patrignani, persone e competenze, ambienti favorevole alla Ricerca e Innovazione, Digitalizzazione e Partnership.
Si auspica, nello specifico, un crescente innalzamento della quota dei laureati nelle discipline Stem (Science, Technology, Engineering and Mathematics) per raggiungere l’attuale media europea. Ed anche misure di incentivazione agli investimenti in R&S e in produzione, soprattutto di manifattura.
Qual è lo scenario del documento “Pharma Manufacturing 2030”? In un panorama in cui verrà mantenuta la crescita del valore della produzione farmaceutica pari al tasso registrato negli ultimi 10 anni (+22% dal 2008 al 2018), si avrebbe al 2030 un valore della produzione pari a 41,8 miliardi di euro, con un valore aggiunto diretto, indiretto e indotto pari a 21,4 miliardi di euro. Questo implicherebbe anche un aumento degli investimenti in produzione da parte del settore dagli attuali 1,35 miliardi di euro a 1,65 nel 2030. In questo scenario nel nostro Paese si stima un aumento dell’occupazione diretta (77.700 occupati vs. 66.500 del 2018), ma anche indiretta e indotta (92.400 occupati vs. 79.000 del 2018) ipotizzando costanti gli attuali livelli di produttività.
Quali sono dunque le linee di azione del Manifesto presentato in Senato? Innanzitutto il nostro Paese dovrà essere capace di sviluppare competenze innovative, digitali e interdisciplinari così da rispondere alle esigenze del mercato del lavoro. Inoltre, occorre creare un ambiente favorevole a ricerca, svilupo e innovazione, tramite incentivi stabili nel tempo. Una burocrazia più “a misura di impresa”. E processi di digitalizzazione accelerati, per fornire alle industrie strumenti di controllo del proprio stato di innovazione e digitalizzazione. Occorre rafforzare l’ecosistema attraverso l’open innovation favorendo la collaborazione anche tra settori diversi, con lo scopo di proporre un’offerta integrata di prodotti e servizi sempre più ad hoc per i pazienti. Il dialogo e la collaborazione tra tutti gli stakeholders è poi condizione fondamentale. Il Manifesto si propone inoltre di istituire – presso la presidenza del Consiglio dei ministri – un referente unico per il settore, che possa coordinare la collaborazione tra i player industriali e i ministeri coinvolti (qSviluppo Economico, Salute, Ricerca e Lavoro) al fine di costruire insieme piani di sviluppo.
Una nuova visione strategica per il prossimo futuro risulta oggi cruciale per il settore farmaceutico italiano, affinché continui ad avere un ruolo-chiave per la nostra industria e all’interno del panorama internazionale.
